Stefano, la Mindfulness e la musica

La pratica della Mindfulness nella vita di un musicista: ecco com’è cambiata la quotidianità di Stefano.

Leggetela tutto d’un fiato. Come le storie belle. Perché questa lo è davvero. Un’altra esperienza di rinascita. Quella di un pianista-concertista che ci ha voluto raccontare cosa ha significato per lui scoprire la Mindfulness. Vi consigliamo di leggerla e farne tesoro perché le sue parole sfatano ogni tabù. Grazie di cuore per la spontaneità, Stefano!

Non direi di aver mai particolarmente sofferto di ansia da palcoscenico, eppure la meditazione come esercizio mi ha permesso di modificare in maniera notevolissima il mio modo di suonare: la qualità della consapevolezza di essere presente a me stesso in ciascuna nota, con ciascun movimento, mi ha permesso di sentire ogni pausa ed intervallo tra le diverse note. Il tutto senza venire distratto da alcuni pensieri che, soprattutto quando si suona sui palcoscenici di grandi teatri internazionali, rendono l’esecuzione più “agitata” e nervosa. Questa è l’esperienza che sento il bisogno di raccontare da pianista-concertista di 31 anni, dopo essermi avvicinato alla pratica della Mindfulness grazie alla dottoressa Silvia Perrone e l’associazione Sati Onlus. Non nascondo che sono da sempre stato affascinato dalle discipline e filosofie orientali e dai numerosi e diversi approcci alla vita che queste offrono a noi occidentali. Era il 2012 quando mi avvicinai alla pratica dello yoga. Poi è arrivata la Mindfulness. Il modo di suonare, dopo aver praticato tali discipline, ne ha indirettamente risentito, in maniera considerevolmente positiva. Tante volte, infatti, quando si suona, la mente è percorsa da domande del tipo: “Starò suonando le note giuste? Starò eseguendo le dinamiche giuste? E se dimenticherò le note successive? E se mi blocco durante la performance?”. Sono pensieri del tutto normali ed anche, se vogliamo, fisiologici: è nella natura della nostra mente e non ce ne dobbiamo preoccupare più di tanto.La Mindfulness però, come esercizio costante e regolare, mi ha aiutato ad allenare la mente (proprio come si allena un muscolo in palestra) e a spostare l’attenzione sull’unica cosa che conta davvero: il vivere consapevolmente nel qui e ora. Mi ha permesso di esercitarmi sulla concentrazione del respiro e ha offerto un’ “ancora di salvataggio” per allenare la mente a non distrarsi e ad entrare in uno “stato di grazia”, in cui ciò che conta è trovare il proprio centro e il proprio equilibrio, qualunque sia l’oggetto della nostra meditazione. Per noi musicisti, il respiro musicale è molto importante, poiché permette di essere un tutt’uno con la musica.Oggi, nel mio piccolo, quando insegno ai miei allievi o mi trovo a confrontarmi con dei colleghi, mi viene spontaneo sempre consigliare di intraprendere lo studio della mindfulness e in particolare del protocollo MSBR, con l’aiuto di un professionista specializzato nel settore. E i feedback che ricevo sono sempre tutti molto positivi ed entusiasti. La mindfulness è infatti una tecnica che può essere di supporto a chiunque e, al contrario di quanto si possa pensare, totalmente scevra da ogni qualsiasi contenuto religioso.Sperimentatela nella vostra vita: riscoprirete cosa vuol dire ritornare a sentire il controllo sulle proprie azioni.”