La Stimolazione Magnetica Transcranica nella cura della Depressione

Depressione è un termine ampiamente usato, spesso in maniera inadeguata. La depressione è difatti una malattia psichiatrica grave, invalidante e tristemente diffusa, le cui cause sono da rintracciare in un intreccio di fattori psicologici, ambientali, genetici e biologici, che si influenzano reciprocamente.

Nel dettaglio, essa è un Disturbo dell’umore caratterizzato da

  • umore depresso quasi tutto il giorno, tutti i giorni,
  • marcata diminuzione di interesse e piacere,
  • perdita o aumento dell’appetito,
  • difficoltà nel sonno,
  • agitazione o rallentamento,
  • difficoltà di ragionamento, attenzione, memoria e concentrazione,
  • stanchezza e mancanza di energie,
  • sentimenti di colpa e autosvalutazione,
  • pensieri di morte e comportamenti autolesivi.

Così sintomi cognitivi, comportamentali, emotivi e fisici di diversa intensità e durata possono dare origine a quadri depressivi di diversa gravità.

Una delle forme più gravi è sicuramente rappresentata dalla Depressione resistente, patologia di cui esistono 6 diverse definizioni, la più generale delle quali ruota intorno alla non risposta a più classi di antidepressivi (Berlim e Turecki, 2007). Viene definita come “un episodio depressivo maggiore (tipicamente, depressione unipolare) che non risponde efficacemente dopo due studi di monoterapia con antidepressivi in ​​dosi e durate adeguate (almeno 8 settimane, in alcuni casi possono essere 12 settimane) e spesso non rispondente in modo soddisfacente a numerosi regimi di trattamento sequenziale” (Connolly et al. 2012).

L’Agenzia europea per i medicinali ha definito la Depressione Resistente al Trattamento come “un episodio attuale di disturbo depressivo che non ha beneficiato di almeno due prove adeguate di composti antidepressivi di diverso meccanismo d’azione” (Birkenhäger et al., 2013).

Queste diverse definizioni hanno il limite di prendere in considerazione un unico elemento, ovvero la terapia farmacologica. Oggi sappiamo invece che i farmaci non possono essere considerati la sola via per curare un disturbo depressivo.

I pazienti con Depressione resistente sono esposti a un maggiore rischio di ricadute, di suicidio e di abuso di sostanze, presentano più frequentemente comorbilità psichiatriche e/o fisiche, soffrono di un significativo e prolungato disadattamento sul piano sociale, lavorativo e interpersonale. Per queste ragioni obiettivo primario del trattamento di questa forma di depressione è la risoluzione completa dei sintomi. Tuttavia, esperienza clinica e dati di letteratura indicano che, con gli attuali trattamenti, solo una percentuale limitata di pazienti ottiene la piena remissione sintomatologica.

E’ pertanto necessario lo sviluppo di trattamenti innovativi, rapidamente efficaci e più duraturi e l’unica strada possibile è quella dei trattamenti integrati e multidisciplinari.

Un trattamento integrato è quello offerto dall’unione di psicoterapia, terapie farmacologiche e interventi di neurostimolazione (terapia elettroconvulsiva, stimolazione nervo vago, stimolazione cerebrale profonda e Stimolazione Magnetica Transcranica – TMS).

Si tratta certamente di un vasto panorama, ma oggi l’attenzione – nell’ambito della depressione – è rivolta in maniera particolare all’uso delle psicoterapie di terza generazione (ovvero terapie basate sulla mindfulness, come la MBCT – Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness) in combinazione alla Stimolazione Magnetica Transcranica (rTMS).

Oltre 30 studi controllati randomizzati e oltre 10 fra rewiev e meta-analisi confermano l’efficacia della TMS nella depressione.  

Nel 2002 Canada, Israele, Australia e Nuova Zelanda approvano l’uso della TMS nel trattamento della depressione farmaco-resistente e nel 2008 la Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti ne approva l’utilizzo nel trattamento della depressione unipolare farmaco-resistente.

Allo stesso modo, la Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness è stata raccomandata dall’Istituto nazionale per la salute e l’eccellenza di cura (NICE) per la prevenzione delle recidive nella depressione ricorrente (Williams, JMG & Kuyken, W., 2012). Elaborata da Zindel V. Segal, Mark G. Williams e John D. Teasdale, essa coniuga la pratica della meditazione di consapevolezza con la terapia cognitiva ed è stata progettata specificamente per la depressione ricorrente e per la prevenzione delle ricadute nella depressione.

La Terapia cognitiva basata sulla mindfulness e la rTMS sono entrambe terapie promettenti ed in evoluzione per la depressione resistente ed esistono potenziali benefici nel combinare le due modalità di trattamento.

La rTMS ha dimostrato di essere un trattamento conveniente e con meno effetti collaterali rispetto ai farmaci, alle terapie elettro-convulsive e ad altre modalità di trattamento (Kleiniung et al., 2008). La MBCT è un trattamento evidence based per la depressione, può essere abbinato a trattamenti farmacologici e/o rTMS, può essere praticato a casa e incorporato nella vita quotidiana del paziente.

Inoltre, la stimolazione magnetica ha il vantaggio unico di poter essere combinata in modo rigoroso con altre modalità terapeutiche all’interno dello stesso programma, senza richiedere tempo extra.

In letteratura esistono diversi esempi di pazienti con depressione resistente trattati attraverso una combinazione di TMS e psicoterapia. Solo a titolo di esempio, un recente caso pubblicato da Pradhan e coll. su EC Neurology  nel 2018, descrive un caso di DRT trattato con MBCT, rTMS e un training di attenzione focalizzata. La donna di 68 anni con depressione cronica da oltre 30 anni è stata sottoposta a TMS 5 volte alla settimana e 20 sessioni di MBCT per 6 settimane.

I punteggi prima e dopo il trattamento hanno mostrato un calo progressivo dei punteggi di depressione e un  aumento progressivo dei punteggi di consapevolezza. A 8 mesi di follow-up, la depressione della donna era ancora in remissione.

Ma perché tanta attenzione rispetto ad una possibile associazione fra psicoterapia basata sulla mindfulness e TMS per il trattamento della depressione resistente?

La risposta risiede nel fatto che numerosi studi di neuroscienze confermano non solo l’efficacia di questi interventi, ma cosa ancora più interessante, confermano come questi approcci sembrano intervenire sugli stessi meccanismi cerebrali. In altre parole, rTMS e Mindfulness sembrano mirare le stesse reti attraverso percorsi diversi, inducendo importanti cambiamenti.

E’ legittimo quindi chiedersi se l’applicazione simultanea di rTMS e MBCT possa portare a effetti antidepressivi più robusti e prolungati, Se utilizzare sinergicamente tecniche meditative durante le sessioni di rTMS può portare a benefici migliori e se la mindfulness può essere considerata una strategia aumentativa simultanea per migliorare l’attenzione, la funzione cognitiva e ridurre gli effetti delle ruminazioni negative.

Simili interrogativi rappresentano carburante utile per stimolare le ricerche future.

Intanto, dati incoraggianti circa l’utilità di un intervento integrato di Stimolazione Magnetica e Psicoterapia cognitiva vengono dal Dipartimento di Neuroscienze del Poliambulatorio Calabrese di Cavallino (Le), dove da circa due anni una equipe composta da neurochirurgo, tecnici di neurofisiopatologia, psicoterapeute, radiologi, psichiatri e biologi nutrizionisti si occupa di trattamenti integrati, personalizzati e multidisciplinari per la cura dei disturbi dell’umore.

Per info:

info@psyi.it o 377/0814469